La Bagna Cauda
La sua storia è legata all’antica e fruttuosa connessione tra la Liguria e il Piemonte, in particolare attraverso la “Via del Sale”. Le acciughe, ingrediente chiave del piatto, venivano trasportate via terra dalla Liguria al Piemonte e conservate nel sale, un prodotto che all’epoca era più costoso e quindi più tassato. Per utilizzare le acciughe in eccesso e creare una salsa calda, i piemontesi svilupparono la bagna cauda, che letteralmente significa “salsa calda” in dialetto.
Ecco le tre portate del menu:
SFORMATINO DI ZUCCA CON CREMA DI FORMAGGIO
BAGNA CAUDA VERDURE DI STAGIONE, UOVO SODO E POLENTA
SEMIFREDDO ALL’AMARETTO CUORE ALLO ZABAIONE
Il costo di 40 € a persona include le tre portate con 1 calice di vino, acqua e caffè.
Inizio della serata ore 20,00, prenotazione richiesta!
TEL. 0102474095
Il Cadraio- VICO DIETRO IL CORO DELLA MADDALENA 26r – GENOVA (accanto a via Garibaldi e ai Musei di Strada Nuova)
Che cos’è la Bagna Cauda
La bagna càuda è una preparazione a base di aglio e acciughe dissalate e deliscate, cotta a fuoco lento in olio d’oliva, riducendo il tutto a salsa. Si consuma intingendovi vari tipi di verdure di stagione solitamente divise tra crude e cotte: cardi, cipolle cotte al forno, peperoni crudi o abbrustoliti, foglie di cavolo crude, cavolfiori, topinambur, barbabietole, patate cotte a vapore, ravanelli, rape e tante altre. Un tempo si usavano solo cardi gobbi, tipici di Nizza Monferrato, topinambur[1] e peperoni conservati nella raspa (ciò che rimaneva del procedimento di vinificazione del grappolo d’uva).
Per tradizione è un piatto tipico del periodo della vendemmia, quindi da consumare prevalentemente in autunno e in inverno: una delle “leggende” sulla sua nascita vuole proprio che venisse preparato per ricompensare i vendemmiatori del lavoro prestato. Più che un piatto, è un rito conviviale che prevede la condivisione del cibo in forma collettiva da parte dei commensali, che lo attingono tutti insieme da un unico recipiente somministratore.
La bagna càuda tradizionale veniva portata in tavola nel dian, tegame di cottura in terracotta, e mantenuto in temperatura mediante uno scaldino di coccio riempito di braci vive, la s-cionfetta. Successivamente, la scomodità d’intingere in un unico recipiente (soprattutto per colui o coloro che stavano a tavola nei posti a sedere più distanti dal dian) e il fatto poco igienico di intingere nel recipiente comune pezzi di verdura già morsicati, hanno condotto all’adozione di contenitori individuali in terracotta (fojòt) costituiti da una ciotola a cui è sottoposto un fornellino ad alcol o a meta oppure un lumino di cera, per mantenere calda la salsa. La bagna càuda va accompagnata da vini rossi corposi quali, per esempio, Barbera, Nebbiolo, Barbaresco o anche Dolcetto.
Da Wikipedia